lunedì 18 luglio 2011

Pietro





Di Pietro ho scritto in un articolo un anno fa esatto ed era d’estate come adesso.


Dicevo che ha il fisico di un corazziere, e così è.

L’ho visto dietro casa sua vicino ad una testa di gesso che per il sole sembrava l’avorio. L’ho chiamato e mi ha fatto cenno di entrare dal davanti.


Si lamenta solo delle zanzare che trovano il modo di pungerlo attraverso la camicia e i pantaloni. Sei smagrito, gli dico, Sarà per il colore delle mani, dice, e me le mostra: sono lunghe, le dita tornite, imbiancate dal lavoro, il cerchietto della fede percorso di luce.


Lo pungono in testa, il cappello di paglia strappato lo porta per quello ma non serve poi molto. Ci mettiamo nell’angolo d’ombra, il cappello lo mette ad una statuetta che ha sul tavolo, un Frenk Zappa, ci cala sopra e quella sparisce.


Guardiamo la scultura nuova, il papa polacco messo in cima a una colonna di granito, ad altezza d’uomo. Ha colto un’ espressione del santo in modo che ti guardi, quasi a sorridere ma non ancora, un misto di tenerezza. Mi ci metto di fronte e sento che potrebbe arrivarmi una mano sulla spalla e a guardarci di trovarmela posata lì, un pollice di gesso nella clavicola. Sembra che ti incontri, gli dico. Immaginalo di bronzo, fa lui.


Beviamo acqua tonica seduti su delle seggiole da giardino. Viene il momento di schiudere il calco poggiato sul tavolo. Pietro rivolta le chiusure, rimuove il fil di ferro e fa forza lungo le giunture dell’incubatore finché delle crosticine seccate cadono a terra. Dentro c’è la guaina di silicone - la formina vera e propria - giallo cera, che ha la faccia esterna riempita di ditate, come fosse un collage di chewingum appiccicati.

Ancora malleabile, quella specie di gomma è stata schiacciata dai pollici sui connotati del primo modello d’argilla e ora li riproduce sull’impasto di gesso che la riempie.


Pietro libera il nuovo stampo, lima con l’unghia le imperfezioni e lo aggiunge agli altri che si asciugano al sole nel prato, su di un ceppo. Un altro Zappa è fatto, di color sabbia bagnata che presto si farà bianco come il papa in colonna.


Ai bambini bisognerebbe far vedere queste cose e non le pirlate, dice Pietro rimettendosi seduto. Ha dei baffetti bianchi sotto il naso che è lungo e all’ingiù. Mi piacciono le storie degli esploratori e quelle della vita dei grandi uomini, da piccolo avevo un libro che leggevo sempre, adesso mi piace Messner che scala gli ottomila senza bombole d’ossigeno né niente, senza rompere le palle alla montagna come quelli che ogni metro piantano un chiodo e lasciano l’immondizia in giro, dice Pietro e aggiunge che non legge molto, che adesso a prendere un libro in mano si addormenta e che comunque non ha tempo.


La sua camicia s’è bagnata sotto le ascelle ma dice che il caldo non gli disturba, ora finisce i busti che deve fare e fatti quelli penserà a qualcosa di nuovo da plasmare nell’argilla, gli piacerebbe un volto di donna, un busto, magari un nudo - Ma da queste parti dove la trovi una modella? - comunque mi chiama quando inizia.


Marcello Mascherini - Il falciatore - 1928

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