
C’è un tipo che dev’essere quello comune, ha il becco giallo e la testa scura che sembra riparata da una cuffia d’aviatore; alzandosi in volo la incassa nelle ali e si accomoda ad amministrare le correnti, le traversate.
Sul Po’ iniziai a teorizzare l’esistenza di una specie di gabbiano senza collo. Feci notare a Carlo gli esemplari sparsi sulle morene. Vedi, dissi, quelli hanno qualche centimetro di collo, agli altri invece manca: gli spuntano gli occhi e il becco da un moncone del busto, un pomello.
Carlo strizzò gli occhi e la prese per buona, commentò che la luce poteva essere perfetta per una foto del fiume, compresi i palazzi in fondo e il pennone della mole. Prima di lasciare il ponte disse che se ci facevo caso quelli con il collo erano gli stessi che non l’avevano, era la postura dell’animale a cambiare: nel momento in cui toccano terra e si posano ricompare il collo. Era così, un branco viene giù su un isolotto ed eccoli che smettono la forma di siluro e tirano fuori un ansa di collo come un manico d’anfora.
Quella notte sognai Torino sommersa dall’acqua e Carlo che scendeva da un sottomarino in Piazza Vittorio.
Francesco Rossini, La spiaggia, Ancona, 1986