
Le tortore prendono possesso del centro storico e te ne rendi conto di domenica, tra l’una e le tre.
Quando volano si vedono le penne della coda che si staccano una dall’altra come le dita di una mano o i denti di un rastrello.
Stando seduto di pomeriggio si distingue un verso lugubre che pressappoco fa cu-cu-cuu, e non è un grugare di piccione, ma fa pensare a uno strumento cavo, al soffio che passa in un tunnel. Sembra un presentimento sinistro, la voce di uno spione nascosto che ti fa sentire la sua presenza, ti osserva e continua a chiederti Chi sei tu? Chi sei tu?
Pensavo all’upupa o al cuculo, il cuculo verso l’estate non fa più il richiamo famoso dell’orologio ma qualcosa di diverso. Pensavo a quello, che poteva essere lui, nascosto tra le foglie. Da anni lo ascolto e non ho dubbi, è l’upupa ma da poco ho deciso, è il cuculo.
Oggi quando sono uscito di casa ho guardato bene nella tasca dello zaino, dovevo avere tutte le chiavi che mi servivano. Il cielo era di un grigio fumoso e conservava comprimendolo a terra un immobile calore. Faticavo a camminare, il viso si scaldava e volevo bagnarlo appena arrivato alla fontana. Da un albero è volata su un’antenna una tortora inseguita da un'altra. I due uccelli si sono posati vicini e uno di loro ha iniziato il verso, ed era quel verso, cu-cu-cuu. Tentennava il collo verso terra nei primi due suoni e si rialzava di scatto, col becco in alto, per calcare l’ultima parte, come un singulto. Erano tre colpi di un cerimoniale, un terzo tempo, passo passo e stacco. Una tortora che vuole accoppiarsi.
A settembre le tortore vanno in amore, ecco la verità.
Giorgio Morandi - Natura morta - 1960
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